Al via le ristrutturazioni senza Dia

Eliminare le barriere architettoniche, installare i pannelli solari, sostituire gli impianti o i servizi sanitari, ma anche rifare i pavimenti: tutte opere di ristrutturazione della casa che si potranno compiere liberamente senza richiedere permessi o presentare comunicazioni preventive. A dare il via libera a questa liberalizzazione dei lavori è stato il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri venerdì scorso che ha così modificato il testo unico sull’edilizia risalente al 2001.

Normalmente, infatti, in caso di lavori di ristrutturazione va presentata la denuncia di inizio attività (Dia) all’ufficio tecnico comunale con tanto di firma del responsabile del progetto, il nome dell’azienda incaricata e il documento unico di regolarità contributiva (Durc). Il Comune ha poi 30 giorni di tempo trenta giorni per opporsi e in caso contrario vale il silenzio-assenso per l’inizio dei lavori.

Ma ora è diventato tutto più semplice e più economico. A meno che non si intervenga su parti strutturali della casa o ci siano vincoli specifici a livello regionale, sono stati infatti liberalizzati tutti gli interventi, senza bisogno di spendere soldi per il tecnico del progetto e per la firma sulla Dia.

Le norme introdotte – operative fin da subito – prevedono infatti chiaramente gli interventi per i quali non occorre più la comunicazione preventiva al Comune.

In particolare, rientrano tra questi tutti i lavori relativi all’eliminazione delle di barriere architettoniche e quelli di manutenzione ordinaria e straordinaria che interessano gli immobili, purché non prevedano un aumento della superficie e della volumetria dell’appartamento, degli spostamenti di muri portanti e non fondino più unità immobiliari in una o, al contrario, frammentino un’unità immobiliare in più unità.

Iter più agevolato anche per i cittadini che decidessero di installare pannelli fotovoltaici o pannelli solari termici: non occorre attendere più i 30 giorni di scadenza della Dia.

Installazione libera anche per le aree ludiche senza fini di lucro, compresi, quindi, i giochi per bambini, e per le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, come, ad esempio il rifacimento della la pavimentazione dei cortili condominiali. Su questi lavori vigilerà comunque il Comuni per garantire la correttezza degli interventi effettuati e la sicurezza dei cantieri di lavoro.

Il provvedimento non riguarda, invece, le parti strutturali dell’edificio o l’aumento del numero delle unità immobiliari. In altre parole, deve continuare ad essere presentata la richiesta di autorizzazione per gli interventi sui muri portanti, sulle colonne o sulle travi, per gli aumenti di volumetria e superficie, per le variazione di destinazione d’uso o per l’aumento del numero delle unità immobiliari.

Una semplificazione che il governo aveva annunciato da oltre un anno – in concomitanza con il lancio del Piano casa – ma che poi era stata continuamente rinviata a causa della ferma opposizione da parte delle Regioni che, va ricordato, hanno competenza su questa materia. Solamente la Sardegna aveva di fatto già liberalizzato la manutenzione straordinaria senza più bisogno della Dia.

Critiche al nuovo provvedimento arrivano da Legambiente. Per Edoardo Zanchini, responsabile energia e urbanistica dell’associazione ambientalista, la liberalizzazione “avrà come unico effetto di incrementare il lavoro nero e aumentare i contenziosi condominiali.

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